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I Trulli di Alberobello

Posted on Giugno 16, 2007 in the News category

Nella Città dei Trulli che l’Unesco ha dichiarato patrimonio nazionale

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Alberobello nelle immagini-cartolina è una distesa di edifici rotondeggianti bianchi, ricoperti da coni grigi che svettano verso un cielo invariabilmente blu cobalto. Qualcuno ha scritto, a ragione, che sembra un accampamento di tende bianche pietrificate.

La maestosità e la forza dei trulli, di queste costruzioni che hanno resistito ai secoli e, anzi, oggi sono considerati perfetti esempi di bioarchitettura, appare però nella sua massima forma quando il tempo è brutto e il cielo è grigio. Alberobello, allora, si svela e da paesaggio delle fiabe quale sembra normalmente al turista diventa tutt’altro: spariscono le bancarelle, il maltempo occulta le insegne e i colori moderni; qua e là si accende qualche luce e tutto l’abitato appare invece come in origine, quel villaggio contadino del secolo XV costruito da coloni cui il signore del luogo affidava la terra affinchè fosse bonificata e coltivata. E una fortuna riuscire a vedere Alberobello almeno mezz’ora sotto la pioggia: se ne scopre il carattere.

Agli inizi del Seicento i diversi nuclei familiari che si erano stabiliti nel territorio di Alberobello - attirati anche dalle franchigie concesse dai conti di Conversano - risultavano a tutti gli effetti abitanti della vicina Noci. Era nata una vera e propria comunità stabile, tenuta in pugno dal conte Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, in aperta violazione alla prammatica che vietava ai feudatari di costruire, senza il permesso del Re, nuove città. Oggi i trulli di Alberobello sono circa un migliaio, vincolati come monumento nazionale dal 1930 e dì recente entrati a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. L’immagine del trullo, che popola le provincie di Bari, Brindisi e Taranto, è da sempre associata alla Puglia come una delle espressioni più tipiche della sua anima contadina e trova consacrazione assoluta e monumentale nella città. 11 grande architetto Renzo Piano, affascinato dai trulli e dalla loro struttura, negli anni Ottanta e
Novanta del secolo scorso ha realizzato diversi progetti di ristrutturazione- conservativa ad Alberobello, specialmente nei trulli di proprietà pubblica e gli si deve senz’altro gran parte del merito per l’attenzione internazionale e i vincoli di tutela e salvaguardia che la cittadina pugliese ha avuto presso l’Unesco e l’Unione europea.

Come venivano costruiti i Trulli
Il trullo si compone di 2 elementi principali: il basamento e la volta. La struttura è interamente realizzata secondo la tecnica di sovrapposizione a secco di pietra calcarea lavorata a scalpello e presenta una doppia fodera che separa l’interno dall’esterno. Di particolare interesse è la struttura del cono: la fodera
interna viene realizzata sovrapponendo a secco anelli concentrici di pietra calcarea, di raggio decrescente dal basamento al pinnacolo e svolge funzione portante. Il manto di copertura esterno è realizzato mediante sovrapposizione a secco di lastre di pietra calcarea inclinate, lavorate a mano e disposte a squame di pesce, questo costituisce l’impermeabilizzazione della copertura. All’esterno il basamento viene
tinteggiato a calce; all’interno le superfici sono spesso rifinite con un intonaco a base di calce. Il pavimento è costituito da lastre di pietra calcarea dette chianche. La materia prima per la costruzione di un trullo proveniva principalmente dalle pietre sparse sui campi e da quelle scavate da una cava. Il trullista, dopo essersi approvvigionato di pietre, cominciava il suo lavoro. Se occorreva dotare il trullo di una cisterna, questa veniva scavata e completata con una volta a botte o a cupola. Dopo si provvedeva a impostare accuratamente le stanze quadrangolari e si cominciava a costruire i muri, realizzando la parete interna a piombo e quella esterna con pietre ben squadrate. Lo spazio fra le due pareti era riempito con pietrame e terriccio. Piccole aperture per finestre erano usualmente sormontate da un’architrave in pietra, mentre l’uscio richiedeva un vero e proprio arco di pietre a secco accuratamente disposte. Negli spessi muri venivano ricavati spazi per posti letto e nicchie, con volte a botte, fatte con pietre a secco- Persino nella costruzione della volta il trullista raramente usava particolari sistemi di misurazione, in pratica, le pietre venivano semplicemente collocate a occhio. All’inizio gli angoli della stanza venivano ricavati con pietre disposte obliquamente sino a quando non si perveniva al completo arrotondamento dello spigolo. Dopo si erigeva la volta con pietre disposte in anelli orizzontali. Quando la volta conica si approssimava all’apice vi si posava un lastrone di pietra che veniva solidamente ancorato alle pietre sottostanti. Dopo, si provvedeva a coprire la struttura della volta con il tetto formato da pietre piatte dello spesso-
re da 5 a 7 centimetri, chiamate chianche o chiancarelle, inclinate e sovrapposte l’una all’altra per far scivolare l’acqua piovana.

Il Museo del Territorio di Alberobello
Camminando nelle viuzze di Alberobello si identificano chiaramente tutte le caratteristiche specifiche di questa complessa comunità architettonica. Per avere un’idea complessiva della città e della Valle d’Uria, bisogna però fare anche una tappa al Museo del Territorio. È costituito da un agglomerato di trulli continui e comunicanti, i più antichi dei quali risalgono al sec. XVIII, ubicati in una zona centrale dell’abitato, che fa da cerniera tra il centro storico monumentale di Aia Piccola e il centro storico ambientale di piazza del Popolo. Il museo comprende la creazione di una retedi servizi turistico-culturali intorno al centro espositivo vero e proprio: un Centro d’Informazione Turistica e Culturale Specializzata (Casa D’Amore), un Centro di Esposizione e Degustazione relativa alle tecniche di produzione dell’olio
(in via Verdi). E anche Centro di documentazione, ricerca e formazione, teso a coniugare le antiche tradizioni artigianali del luogo con la cultura del design, dell’architettura e delle arti visive.

Insieme al Trullo Sovrano, il gruppo di trulli sede del Museo rappresenta l’esempio di una cultura architettonica in evoluzione. L’introduzione della loggetta, in asse con l’ingresso centrale nella parte a conversa, è un evidente indizio del mutamento che si stava realizzando nella società alberobellese alla fine del Settecento. All’emergente borghesia agraria, capace di influire sulla conformazione della tipologia
architettonica in pietra a secco, si devono gli ibridi tipologici nei quali si tentava di conservare all’esterno gli stessi caratteri dei trulli, coperture coniche, chiancarelle, ingressi ad arco, frontoni e camini, mentre all’interno si organizzava l’abitazione secondo modelli diversi.

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