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ICEI il turismo responsabile italiano

Posted on Giugno 16, 2007 in the News category

Quelli che applicano in Italia la regola  delle tre E

Maldive Brasile

Environment (ambiente), ethics (etica) ed economy (economia): le “tre E” che stanno alla base del concetto di “turismo responsabile” internazionale alla difesa dell’ambiente e al turismo.

Se ne sente tanto parlare, ma non molti sanno che cosa sia, in dettaglio.

Esiste però una definizione, adottata dall’assemblea di AITR (Associazione italiana Turismo responsabile) in data 9 ottobre 2005 a Cervia: “Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. II turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. -Si potrebbe dire, quindi, che il “turismo responsabile” è, da parte del mondo industrializzato, un modo di porsi di fronte ai Paesi in via di sviluppo.

Un turismo responsabile e sostenibile è attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Rappresenta inoltre un adeguato strumento di lotta alla povertà nei Paesi del Sud del mondo.
Ma come si estrinseca? Che cosa produce concretamente? Chi se ne occupa?

A queste domande risponde ICEI, l’Istituto per la cooperazione economica internazionale, che ha sede a Milano, I progetti condotti da ICEI hanno come obiettivo il riconoscimento della centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto a essere protagonista di uno sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Attualmente vari progetti sono attivi in Argentina, Brasile, Repubblica Dominicana, Sri Lanka e anche in Italia.

L’ICEI, infatti, ha avviato da tempo una riflessione sul ruolo che il settore del turismo internazionale svolge, o potrebbe svolgere, nel processo di sviluppo del Sud del mondo. Si pensa in particolare sia alle responsabilità collettive, cioè alle scelte dei governi e degli imprenditori del settore in materia di turismo, ma anche alle responsabilità individuali, cioè al turista-consumatore e al suo modo di consumare questo prodotto particolare. Un prodotto, il turismo, che è ormai secondo solo al petrolio quanto a fatturato e che vede come principali protagonisti i Paesi occidentali, in testa alle graduatorie sia come arrivi turistici che, naturalmente, come partenze.

Il consumatore turista è principalmente occidentale, ed europeo in particolare: 1′80% degli spostamenti internazionali è appannaggio dei residenti di soli venti Paesi- L’Organizzazione Mondiale del Turismo ha calcolato che un inglese spende in media per turismo 332 dollari l’anno, contro 154 dollari di un
americano, un dollaro e 22 di un tunisino e mezzo dollaro di un indiano.

Anche l’imprenditore del settore è principalmente occidentale e comunque influenza e controlla le scelte turistiche dei Paesi in via di sviluppo.

All’interno di questo quadro, il progetto si è proposto di informare e sensibilizzare sul tema del turismo responsabile gli insegnanti e gli studenti delle scuole medie superiori, gli studenti universitari delle lauree e diplomi in Turismo, la stampa specializzata in turismo, gli operatori dello sviluppo, e i turisti italiani che scelgono mete nel Sud del mondo.

I Trulli di Alberobello

Posted on Giugno 16, 2007 in the News category

Nella Città dei Trulli che l’Unesco ha dichiarato patrimonio nazionale

Trulli Puglia Alberobello Trulli Alberobello

Alberobello nelle immagini-cartolina è una distesa di edifici rotondeggianti bianchi, ricoperti da coni grigi che svettano verso un cielo invariabilmente blu cobalto. Qualcuno ha scritto, a ragione, che sembra un accampamento di tende bianche pietrificate.

La maestosità e la forza dei trulli, di queste costruzioni che hanno resistito ai secoli e, anzi, oggi sono considerati perfetti esempi di bioarchitettura, appare però nella sua massima forma quando il tempo è brutto e il cielo è grigio. Alberobello, allora, si svela e da paesaggio delle fiabe quale sembra normalmente al turista diventa tutt’altro: spariscono le bancarelle, il maltempo occulta le insegne e i colori moderni; qua e là si accende qualche luce e tutto l’abitato appare invece come in origine, quel villaggio contadino del secolo XV costruito da coloni cui il signore del luogo affidava la terra affinchè fosse bonificata e coltivata. E una fortuna riuscire a vedere Alberobello almeno mezz’ora sotto la pioggia: se ne scopre il carattere.

Agli inizi del Seicento i diversi nuclei familiari che si erano stabiliti nel territorio di Alberobello - attirati anche dalle franchigie concesse dai conti di Conversano - risultavano a tutti gli effetti abitanti della vicina Noci. Era nata una vera e propria comunità stabile, tenuta in pugno dal conte Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, in aperta violazione alla prammatica che vietava ai feudatari di costruire, senza il permesso del Re, nuove città. Oggi i trulli di Alberobello sono circa un migliaio, vincolati come monumento nazionale dal 1930 e dì recente entrati a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. L’immagine del trullo, che popola le provincie di Bari, Brindisi e Taranto, è da sempre associata alla Puglia come una delle espressioni più tipiche della sua anima contadina e trova consacrazione assoluta e monumentale nella città. 11 grande architetto Renzo Piano, affascinato dai trulli e dalla loro struttura, negli anni Ottanta e
Novanta del secolo scorso ha realizzato diversi progetti di ristrutturazione- conservativa ad Alberobello, specialmente nei trulli di proprietà pubblica e gli si deve senz’altro gran parte del merito per l’attenzione internazionale e i vincoli di tutela e salvaguardia che la cittadina pugliese ha avuto presso l’Unesco e l’Unione europea.

Come venivano costruiti i Trulli
Il trullo si compone di 2 elementi principali: il basamento e la volta. La struttura è interamente realizzata secondo la tecnica di sovrapposizione a secco di pietra calcarea lavorata a scalpello e presenta una doppia fodera che separa l’interno dall’esterno. Di particolare interesse è la struttura del cono: la fodera
interna viene realizzata sovrapponendo a secco anelli concentrici di pietra calcarea, di raggio decrescente dal basamento al pinnacolo e svolge funzione portante. Il manto di copertura esterno è realizzato mediante sovrapposizione a secco di lastre di pietra calcarea inclinate, lavorate a mano e disposte a squame di pesce, questo costituisce l’impermeabilizzazione della copertura. All’esterno il basamento viene
tinteggiato a calce; all’interno le superfici sono spesso rifinite con un intonaco a base di calce. Il pavimento è costituito da lastre di pietra calcarea dette chianche. La materia prima per la costruzione di un trullo proveniva principalmente dalle pietre sparse sui campi e da quelle scavate da una cava. Il trullista, dopo essersi approvvigionato di pietre, cominciava il suo lavoro. Se occorreva dotare il trullo di una cisterna, questa veniva scavata e completata con una volta a botte o a cupola. Dopo si provvedeva a impostare accuratamente le stanze quadrangolari e si cominciava a costruire i muri, realizzando la parete interna a piombo e quella esterna con pietre ben squadrate. Lo spazio fra le due pareti era riempito con pietrame e terriccio. Piccole aperture per finestre erano usualmente sormontate da un’architrave in pietra, mentre l’uscio richiedeva un vero e proprio arco di pietre a secco accuratamente disposte. Negli spessi muri venivano ricavati spazi per posti letto e nicchie, con volte a botte, fatte con pietre a secco- Persino nella costruzione della volta il trullista raramente usava particolari sistemi di misurazione, in pratica, le pietre venivano semplicemente collocate a occhio. All’inizio gli angoli della stanza venivano ricavati con pietre disposte obliquamente sino a quando non si perveniva al completo arrotondamento dello spigolo. Dopo si erigeva la volta con pietre disposte in anelli orizzontali. Quando la volta conica si approssimava all’apice vi si posava un lastrone di pietra che veniva solidamente ancorato alle pietre sottostanti. Dopo, si provvedeva a coprire la struttura della volta con il tetto formato da pietre piatte dello spesso-
re da 5 a 7 centimetri, chiamate chianche o chiancarelle, inclinate e sovrapposte l’una all’altra per far scivolare l’acqua piovana.

Il Museo del Territorio di Alberobello
Camminando nelle viuzze di Alberobello si identificano chiaramente tutte le caratteristiche specifiche di questa complessa comunità architettonica. Per avere un’idea complessiva della città e della Valle d’Uria, bisogna però fare anche una tappa al Museo del Territorio. È costituito da un agglomerato di trulli continui e comunicanti, i più antichi dei quali risalgono al sec. XVIII, ubicati in una zona centrale dell’abitato, che fa da cerniera tra il centro storico monumentale di Aia Piccola e il centro storico ambientale di piazza del Popolo. Il museo comprende la creazione di una retedi servizi turistico-culturali intorno al centro espositivo vero e proprio: un Centro d’Informazione Turistica e Culturale Specializzata (Casa D’Amore), un Centro di Esposizione e Degustazione relativa alle tecniche di produzione dell’olio
(in via Verdi). E anche Centro di documentazione, ricerca e formazione, teso a coniugare le antiche tradizioni artigianali del luogo con la cultura del design, dell’architettura e delle arti visive.

Insieme al Trullo Sovrano, il gruppo di trulli sede del Museo rappresenta l’esempio di una cultura architettonica in evoluzione. L’introduzione della loggetta, in asse con l’ingresso centrale nella parte a conversa, è un evidente indizio del mutamento che si stava realizzando nella società alberobellese alla fine del Settecento. All’emergente borghesia agraria, capace di influire sulla conformazione della tipologia
architettonica in pietra a secco, si devono gli ibridi tipologici nei quali si tentava di conservare all’esterno gli stessi caratteri dei trulli, coperture coniche, chiancarelle, ingressi ad arco, frontoni e camini, mentre all’interno si organizzava l’abitazione secondo modelli diversi.

Le terme in Toscana, vacanze termali

Posted on Giugno 16, 2007 in the News category

Quando si pensa alle vacanze termali in Toscana il primo nome che viene alla mente è quello di Saturnia, la località più rinomata e “alla moda” negli ultimi anni. Ma la Toscana è una delle regioni italiane con la più alta concentrazione di stazioni termali; sono infatti addirittura ventotto le zone nelle quali sorgono impianti termali veri e propri e non soltanto centri estetici o centri benessere. Naturalmente, l’una cosa non esclude l’altra e così la stragrande maggioranza delle località offre, insieme alla possibilità di cure sanitarie, anche quella di regalarsi soggiorni relax e per la remise-en-forme. Tra le tante possibilità ne segnaliamo alcune tra le meno note, ma che offrono al turista anche molti spunti per una visita all’insegna della natura o dell’arte.

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Equi Terme
Cominciamo con Equi (da non confondersi con la ben più famosa Acqui Terme, che però si trova in Piemonte). Equi è un pittoresco paesino della Lunigiana orientale, situato all’interno del parco delle Apuane. La sorgente termale era già nota agli antichi Romani per le proprietà benefiche sulle vie respiratorie. Lo stabilimento termale è aperto da giugno a ottobre e vi si possono effettuare bagni caldi, idromassaggi, massaggi, inalazioni, nebulizzazioni, aereosol e insuflazioni endotimpaniche. Una grande piscina offre un bagno termale ad acqua corrente. Dal punto di vista del relax, il centro e gli hotel della zona propongono massaggi e trattamenti estetici in particolar modo per quanto riguarda la cellulite e il drenaggio linfatico.

Lunigiana Equi terme

Nel caratteristico borgo medioevale si possono visitare; la caverna naturale detta “la buca”, una profonda spaccatura prodotta nel fianco della montagna dall’erosione delle acque e le suggestive grotte, con un lago e un fiume sotterranei. Nei dintorni si trovano numerosi centri che hanno mantenuto la tipica
impronta medioevale (Fivizzano, Vernicela, Codiponte, Pievi di Vano e San Paolo) e si possono visitare le cave di marmo sulle Apuane e gli antichi castelli della Lunigiana.

Bagno Vignoni
Caratteristica di Bagno Vignoni, nel Senese, è la piazza del paese, che non è, come la maggior parte delle piazze, abbellita da un monumento o una normale fontana, ma è fatta di acqua bollente, che sgorga a 52°. La vasca delle acque termali è infatti al centro dell’abitato, chiusa su tré lati da una cinta di mura alta circa un metro e mezzo;

Bagno Vignoni terme

intorno alcuni edifici e il loggiato dove sostò Santa Caterina da Siena. Anche Bagno Vignoni ha una storia antica come centro termale; le rovine dei bagni romani sono ancora visibili poco fuori l’abitato. La campagna circostante e le colline senesi sono un richiamo irresistibile per i turisti italiani e stranieri e può essere interessante anche l’opportunità di soggiornare in agriturismo, poiché l’area ne è fitta. Nel centro termale sono possibili cure inalatorie e sta avendo ultimamente un discreto seguito la pratica della fangoterapia, anche a scopi estetici.

Grotta Giusti terme Chianciano

Chianciano Terme
La località più famosa tra quelle che citiamo è Chianciano Terme, stazione balneare di antica origine e rinomata in tutto il mondo poiché - anche se pochi lo sanno - può vantare addirittura tre fonti termali: Acqua Santa, Acqua Fucoli ed Acqua Sillene. Chianciano ha da poco rinnovato l’offerta di pacchetti benessere con nuove proposte di medicina estetica.

Attualmente, oltre alle terapie tradizionali, le Tenne propongono percorsi della salute, una Spa, il Centro di idrofisiokinesiterapia, il Centro massaggi, la palestra per ginnastica attiva e passiva, il reparto fangature per malattie artroreumatiche, il reparto inalatorio, il Centro di dietologia, la linea benessere. Dalla sua posizione geografica, poi, Chianciano Terme è l’ideale punto di partenza di infinite escursioni sia naturalistiche che storico-culturali e gastronomiche. Infatti tracciando un immaginario cerchio di una cinquantina di chilometri dì diametro, si delimitano i confini di una zona tra le più belle d’Italia che comprende località come Siena, Arezzo, Montepulciano, Pienza, Chiusi, Montalcino, Perugia, Orvieto, Assisi.

Venturina
II Calidario è un laghetto con sorgente naturale di acqua calda a 36 gradi che sgorga direttamente con una portata media di circa 12.000 litri al minuto. Vi si accede passando da spogliatoi riscaldati con passaggio interno diretto nel laghetto.

terme Venturina caldana

È aperto tutto l’anno escluso il periodo che va dal 8 gennaio al 6 marzo 2007. Siamo a Venturina, in Toscana, a cinque chilometri dal mare, nello splendore della Costa degli Etruschi. Ed è facile immaginare, immersi nelle acque calde e nei vapori del Calidario, proprio gli Etruschi e in seguito i Romani, nutriti dalla ricchezza del suolo, affascinati dalla presenza del mare e accolti dal calore della sorgente. Una sorgente che oggi più che mai offre il suo abbraccio sfruttando i benefici effetti dell’acqua e del vapore, ponendoli al servizio del benessere. Ma dal momento che la maggior parte dei lettori non saprà nemmeno dove si trova Venturina, è bene precisare che le Terme di Venturina sono in provincia di Livorno a “pochi passi” da alcune tra le località più belle e rinomate della Toscana; basti pensare a Populonia, famoso centro etrusco o l’oasi di Bolgheri, un rifùgio faunistico di 880 ettari o ancora le antichissime città di Volterra o Massa Marittima, infine la riviera tra San Vincenzo e Follonica, ricca di baie meravigliose.

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Genova e le sue ville patrizie

Posted on Giugno 14, 2007 in the News category

Chi volesse unire l’utile al dilettevole, trovandosi a Genova potrebbe regalarsi un percorso di visita tra le ville patrizie del territorio.
A questo proposito è stata pubblicata dalla Provincia di Genova, per il grande pubblico dei turisti, una guida che
individua tre circuiti di visita e di scoperta: il circuito del centro urbano genovese e quelli a Levante e a Ponente della città: “Dimore e ville del Genovesato”.

La guida (disponibile gratuitamente presso l’Apt e gli uffici turistici locali) è strutturata a singole schede e permette al lettore di assemblare itinerari secondo il proprio interesse e la propria disponibilità di tempo.

Villa Sauli (Genova)
Basilica di Santa Maria Assunta
a Genova-Carignano

La suddivisione della guida non è esclusivamente geografica, le ville del Levante e più specificatamente del Tigullio, funzionavano a suo tempo come “aziende agricole”, o se, vogliamo come “tenute” di proprietà nobiliare; il circuito urbano propone residenze estive nelle zone (è il caso ad esempio di Genova-Albaro) esterne alle mura cittadine, e dimore patrizie nell’area del centro storico.
Nelle delegazioni del Ponente cittadino ritroviamo la realtà di villa a carattere rurale. A partire dal Cinquecento a Genova la nobiltà e la ricca borghesia cittadina avevano dato avvio al fenomeno del “vivere in villa”. Il gran numero di architetture collegate a questo fenomeno, sopravvissute in un contesto spesso radicalmente mutato e non sempre conservate in modo esemplare, ci consente di conoscere e apprezzare molti aspetti di questa realtà lontana e affascinante. Gli esempi grandiosi costituiti dalle ville nobiliari del Cinquecento rappresentano ancora oggi un’ostentata manifestazione di ricchezza da parte delle famiglie di recente nobiltà e di un costume di vita raffinato. Situate in origine in area suburbana, queste ville individuano nel giardino un elemento fondamentale e irrinunciabile, in grado di stupire e divertire oggi come allora con raffinati artifici.

Un’altra realtà inserita in questo capitolo riguarda ville e palazzi nati come residenze urbane. La presentazione delle singole realtà architettoniche avviene qui, ove ritenuto rilevante, in abbinamento alle chiese gentilizie delle famiglie.

Pedalando in Trentino in mountain bike

Posted on Giugno 14, 2007 in the News category

Due itinerari classici per la mountain bike attraverso il Trentino e i più bei paesaggi della Val Rendena

Due itinerari scenografici per gli amanti della mountain bike, due percorsi adatti anche ai non esperti (purché in buona forma fisica) per visitare la Val Rendena da un altro punto di vista. La montagna d’estate è lo scenario ideale per praticare sport aerobici. L’area della Val Rendena, da questo punto di vista è sicuramente una delle più spettacolari di tutto il comprensorio alpino: da una parte si trovano le Dolomiti di Brenta e dall’altra l’imponente massiccio dell’Adamello.La Val Rendena è una valle verdissima, incorniciata da stupende montagne come

l’Adamello, la Presanella e le Dolomiti di Brenta, costellata di centri abitati ricchi di storia e tradizioni che sono luoghi di ospitalità schietta e semplice come sa essere quella della gente di montagna. Luoghi frequentati ogni estate, come i molti rifugi, da centinaia di migliaia di persone attratte dal fascino leggendario delle Dolomiti. Madonna di Campiglio, Pinzolo e l’intera valle devono alle incomparabili bellezze naturali, tutelate a Parco Naturale dell’Adamello Brenta, gran parte della loro fortuna attuale: sono infatti unici i luoghi come le Cascate di Vallesinella, il Campanti Basso o la Via delle Bocchette, proprio nel cuore delle Dolomiti di Brenta, oppure i laghi di San Giuliano, vette come il Care Alto, i ghiacciai delle Lobbie o del Mandrone nel massiccio dell’Adamello Presanella. La Val Rendena, bagnata dal fiume Sarca, presenta anche una fitta rete di sentieri e conta diverse vallette laterali. Entusiasmanti gli itinerari che si possono seguire in bicicletta e che sfruttano in parte i percorsi militari tracciati durante la Prima Guerra Mondiale, ma si snodano anche su strade asfaltate, sterrate e forestali, piste ciclabili e vecchie stradine di campagna. Per gli interessati esiste una guida, intitolata semplicemente “Mountain Bike”, edita e distribuita gratuitamente dal Comprensorio delle Giudicarle, in collaborazione con l’Azienda per il Turismo di Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena. Dalla guida abbiamo tratto le due proposte che seguono.

 
IL GIRO DELLE MALGHE
(Madonna di Campiglio - Croste - Malga Vaglianella -Malga Vagliano - Fortini - M. di Campiglio)
Caratteristiche - lunghezza: km 12; dislivello: m 580; tempo di percorrenza: 2 ore; caratteristiche percorso: in bici 90% (10% mulattiera); difficoltà; media.

II percorso: da Madonna di Campiglio (m 1.522) salire alla partenza della telecabina del Croste (m1.636) e proseguire diritto fino a Pozza Vecia; quindi svoltare a sinistra proseguendo fino a Malga Vaglianella (m 1.826). J| Salire ancora sino a Malga Vagliana (m 1.976) con un tratto di strada finale piuttosto irto. A seguire, il ritorno che si sviluppa lungo lo stesso itinerario di salita, con un’unica variante prevista: giunti al parcheggio della telecabina del Croste, costeggiarlo a sinistra e imboccare la strada delle Grotte per scendere a Madonna di Campiglio (m 1.522)

 
GIRO DELLE TRE VALLI
(M. di Campiglio - Malga Fratte - Teleferica Brentei - S.Antonio di Mavignola - M. di Campiglio)Caratteristiche: lunghezza: km 21; dislivello: m 575; tempo di percorrenza: 3 ore.

Il percorso: da Madonna di Campiglio (m 1.522) prendere il sentiero per le Cascate Basse di Vallesineìla. Al km 2,4, dopo il bivio per il Rifugio Cascate Basse, svoltare a sinistra e imboccare la stradina mulattiera (discesa tecnica) che porta a Malga Fratte fino a incrociare la strada del vivaio forestale Val Brenta; girare a sinistra e salire a Malga Fratte (m 1.269). Svoltare a destra imboccando il sentiero per Malga Brenta Bassa (m 1.265); proseguire lungo la strada della Val Brenta fino alla teleferica dei Brentei (6 km); quindi ritornare alla Malga Brenta Bassa e girare a sinistra scendendo fino all’incrocio per la Val d’Agola da dove, svoltando a destra, si raggiunge 1 ‘ abitato di S. Antonio di Mavignola. Per fare ritomo a Madonna di Campiglio seguire la strada vecchia; bivio sulla sinistra in località Plaza (indicato con tabella in legno).